A Monaco esiste un'imposta sul patrimonio?
Monaco non applica alcuna imposta sul patrimonio. Questa assenza va oltre il semplice mancato prelievo fiscale: non esiste nemmeno imposta annuale sugli immobili, né imposta e non è prevista alcuna imposta sulle plusvalenze, sui dividendi o sui redditi da investimento per i residenti.
Il principio risale a un’ordinanza del 1869, quando la famiglia regnante decise di finanziare il comune attingendo alle entrate del casinò anziché ricorrere alla tassazione diretta dei residenti. Da allora è rimasto in vigore, nonostante i cambiamenti avvenuti nel resto d’Europa nel corso di oltre un secolo e mezzo.
L'esenzione si applica al patrimonio netto mondiale del residente, senza che sia richiesta alcuna dichiarazione patrimoniale all'amministrazione monegasca.
Tutte le imposte che paghi effettivamente come residente a Monaco
I redditi, le plusvalenze e i dividendi non sono soggetti a tassazione per i residenti, con un’unica eccezione: i cittadini francesi che si sono stabiliti a Monaco dopo il 13 ottobre 1957 rimangono soggetti all’imposta sul reddito francese ai sensi della convenzione bilaterale del 1963 tra i due Stati.
L'imposta sulle successioni e sulle donazioni si applica solo ai beni con un sede a Monaco, con aliquote che vanno dallo 0% per i coniugi e i discendenti diretti, all’8% per i fratelli e le sorelle, dal 10 al 13% per gli altri parenti e al 16% per gli eredi non imparentati, indipendentemente dalla residenza o dalla nazionalità del defunto.
I trasferimenti immobiliari comportano imposte di registrazione comprese tra il 4,5% e il 4,75% per gli acquirenti privati, con aliquote più elevate per le persone giuridiche, oltre a un’imposta di bollo dell’1% sui contratti di locazione residenziale. L’imposta sugli utili d’impresa, il principale prelievo diretto a carico delle società nel Principato, si applica con un’aliquota del 25% alle società che realizzano oltre il 25% del proprio fatturato al di fuori di Monaco, mentre le società che realizzano la maggior parte dei propri ricavi all’interno del Principato sono completamente esenti da tale imposta.
L'IVA è pari al 20%(aliquota standard), con un'aliquota ridotta del 5,5% su determinati beni e servizi.
In quali casi un residente di Monaco è ancora soggetto all’imposta sul patrimonio all’estero?
Il regime di esenzione dall'imposta sul patrimonio di Monaco si applica ai beni e ai redditi situati all'interno della propria giurisdizione, e non agli obblighi derivanti da altri paesi. Un residente che possiede un immobile in Francia rimane soggetto all'IFI (Impôt sur la Fortune Immobilière) francese su tale immobile, calcolato in base alle norme francesi indipendentemente dal luogo in cui il proprietario risiede abitualmente.
La Spagna, l’Italia e diversi cantoni svizzeri applicano le proprie imposte sul patrimonio o sui beni immobili ai beni fisicamente situati all’interno dei propri confini. Tra queste figurano l’impuesto sobre el patrimonio spagnolo per i non residenti, l’IVIE e l’IVAFE italiani sugli immobili e sui beni finanziari detenuti all’estero, nonché l’imposta cantonale sul patrimonio relativa agli immobili situati in Svizzera.
Le strutture di controllo, quali società, trust o società immobiliari di diritto civile, incidono sulle modalità di applicazione di tali imposte estere, e l’esito dipende dalla giurisdizione specifica e dalla classe di attività in questione, piuttosto che dal solo status di residenza a Monaco.
Monaco contro le imposte europee sul patrimonio: quanto risparmi ogni anno
I dati si riferiscono al patrimonio netto finanziario e non immobiliare. I regimi specifici per il settore immobiliare, come l’IFI francese, si applicano separatamente e riguardano esclusivamente gli immobili, anziché l’intero patrimonio di un individuo.
Chi può ottenere la residenza fiscale a Monaco?
Per ottenere la residenza per mezzi propri è necessario disporre di un deposito bancario presso un istituto di Monaco, il cui importo minimo parte solitamente da circa 500.000 euro, sebbene diverse banche fissino la soglia pratica a un importo più vicino a 1-2 milioni di euro. Questa procedura richiede inoltre la presentazione di una prova di alloggio e di un patrimonio netto o di un livello di reddito minimo.
Il permesso di soggiorno tramite costituzione di società sostituisce il deposito bancario con requisiti aziendali, tra cui due anni di affitto depositati su un conto a Monaco, un minimo di due azionisti e amministratori, un capitale sociale versato a partire da 150.000 €, almeno 50 metri quadrati di spazio per uffici e un piano aziendale triennale da presentare insieme alla domanda.
I cittadini francesi sono soggetti a un regime distinto: coloro che si sono stabiliti a Monaco prima della data limite del 1957 mantengono lo stesso trattamento fiscale degli altri residenti, mentre chi è arrivato successivamente rimane soggetto all’imposta sul reddito francese ai sensi della convenzione del 1963 tra i due Stati.

Il costo reale di un'imposta sul patrimonio pari a zero
I vantaggi fiscali di Monaco comportano costi di insediamento e di mantenimento che determinano se il trasferimento sia conveniente per un determinato profilo. L’affitto annuale anche per un alloggio modesto parte da migliaia di euro al mese; il deposito bancario immobilizza capitale che potrebbe altrimenti generare rendimenti altrove per tutto il periodo in cui rimane vincolato; e la strutturazione commissioni per consulenti, notai e costituzione della società si aggiungono all’esborso iniziale prima ancora di poter risparmiare un solo euro di tasse.
Confrontando questi costi con il risparmio fiscale derivante dall’imposta sul patrimonio in una giurisdizione comparabile, si ottiene un punto di pareggio. Al di sotto di un certo livello di patrimonio netto, i costi fissi legati alla residenza a Monaco superano il risparmio fiscale, mentre al di sopra di tale soglia l’arbitraggio si rafforza con il passare degli anni di residenza.
Le ritenute alla fonte e la rete di trattati mancante di Monaco
Monaco ha stipulato convenzioni contro la doppia imposizione con un numero limitato di paesi e non ha accordi con diverse importanti economie, tra cui gli Stati Uniti e la Svizzera. In assenza di una convenzione, i dividendi esteri corrisposti a un residente di Monaco sono soggetti a una ritenuta alla fonte compresa tra il 30% e il 35%, il doppio dell’aliquota che un residente in Francia o nel Regno Unito è solitamente tenuto a pagare sullo stesso flusso di reddito.
Per un investitore che detiene un portafoglio internazionale diversificato, questo divario determina un risultato controintuitivo: l’imposta totale pagata sui redditi da investimento può superare l’importo che la stessa persona pagava prima del trasferimento, nonostante l’assenza di imposta sul reddito delle persone fisiche a Monaco. L’effetto si concentra sui redditi da dividendi del portafoglio e si attenua per il patrimonio detenuto tramite strutture societarie o concentrato in attività che, di per sé, generano un flusso limitato di dividendi esteri.
Lasciare il proprio Paese di residenza senza problemi
Il trasferimento a Monaco comporta una modifica della situazione fiscale solo se la procedura di uscita dal precedente paese di residenza viene gestita correttamente. Diverse giurisdizioni applicano un’imposta di uscita sulle plusvalenze non realizzate alle persone fisiche che lasciano il paese con partecipazioni di rilievo; tale imposta viene calcolata al momento della partenza e non al momento dell’eventuale vendita.
Le autorità fiscali del paese di origine valutano la residenza in base alla regola dei 183 giorni e a un criterio più ampio, basato sui fatti e sulle circostanze, che tiene conto dei legami familiari, della residenza principale e del centro degli interessi economici; pertanto, un contratto di locazione a Monaco di Monaco non è di per sé sufficiente a far cessare una precedente residenza fiscale.
Lo Standard comune di comunicazione (CRS) consente lo scambio automatico di informazioni sui conti tra le diverse giurisdizioni, garantendo alle autorità del paese di origine la visibilità sulle attività bancarie di un residente a Monaco sin dall'inizio del trasferimento.
L'assenza di imposta sul patrimonio a Monaco è sostenibile?
La pressione internazionale sulle giurisdizioni a bassa imposizione fiscale si è intensificata grazie alle iniziative dell’OCSE e al quadro normativo sull’imposta minima globale (Pilastro Due), che mira direttamente ai grandi gruppi multinazionali piuttosto che alla tassazione del patrimonio individuale. Monaco ha risposto con misure di maggiore trasparenza nei settori immobiliare e bancario, tra cui gli obblighi di conformità all’AMSF, ormai standard in tutto il settore immobiliare.
Il regime di esenzione dall’imposta sul patrimonio per le persone fisiche è in vigore dal 1869 e ha resistito ai numerosi cambiamenti intervenuti nel panorama fiscale internazionale nel corso dell’ultimo secolo e mezzo; attualmente, l’attenzione si concentra sulla tassazione minima delle società piuttosto che sui prelievi sul patrimonio personale, una distinzione che vale la pena tenere presente per chiunque stia valutando un trasferimento a lungo termine nel Principato.




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